Martin Lutero (1483-1546)

Tutto comincio’ quasi un secolo prima per colpa di Giovanni (o Jan) Hus (1369 -1415), un predicatore boemo. Costui si mise a criticare i preti del suo paese per le indulgenze che concedevano a pagamento, e un cardinale, Pietro d' Ailly, nel corso del concilio di Costanza, prima lo scomunico’ e poi lo condanno’ al rogo. Hus sali’ sul patibolo cantando e insieme a lui vennero bruciate tutte le duecento opere che aveva scritto. Il suo movirnento religioso fu chiamato ussitismo.

All'epoca, per fare soldi, la Chiesa aveva trovato un sistema infallibile: vendeva le assoluzioni. Bastava pagare un tanto a peccato e qualsiasi nefandezza uno avesse commesso gli veniva perdonata. Sui peccati sessuali, poi, la tariffa era particolarmente alta. Un po' come accade oggi con il condono fiscale: ci sono tre aliquote, 1'8 per cento, il 6 per cento e il 4 per cento, a seconda di quanto il contribuente ha evaso negli anni precedenti. Nel Cinquecento si trattava di peccati mortali, oggi di tasse non pagate. Concettualmente e la stessa cosa: non sarebbe giusto, ma e’ utile ai fini del bilancio.

La vera differenza tra il Medioevo e il Rinascimento sta nel diverso ruolo svolto dai preti: nel Medioevo erano gli interpreti obbligatori tra i fedeli e Dio, nel Rinascimento, invece, si limitavano a consigliare il peccatore per poi lasciarlo libero di fare quello che voleva. Hus diceva: "II Purgatorio non esiste e se anche esistesse non e’ certo con i soldi che lo si potrebbe evitare".

Morto Hus, ma non scomparsa la sua dottrina, un altro frate alcuni decenni dopo ne eredito’ il mandato: si chiamava Martin Lutero (1483 - 1546). Anche lui si mise a protestare e mai come allora il verbo "protestare" fu coniugato: divenne il vessillo di un movimento religioso che scosse la Chiesa dalle fondamenta.

Lutero era un agostiniano nato a Eisleben in Germania. Pare che la decisione d'indossare la tonaca l'abbia presa una sera, sotto la pioggia, quando vide un fulmine cadergli a pochi passi di distanza. "Questo e’ un messaggio di Dio" esclamo’, e appena finito di piovere corse a farsi frate. Non ebbe un'infanzia felice: il padre e la madre si davano i turni per picchiarlo con la frusta. Non l'avessero fatto, chissa’, magari oggi non esisterebbe il protestantesimo.

Martin Lutero non aveva un carattere facile: di Roma pensava il peggio possibile. C'era stato una volta sola, inviato dai fratelli agostiniani, e ne era rimasto disgustato. A sentire lui, il Papa "era un sultano che si faceva servire i pranzi da dozzine di ragazze nude" , la Curia "una specie di filiale di Satana" e la citta’ "una nuova Babilonia".

La risposta di Leone X non si fece attendere: se entro sessanta giomi il frate Martin Lutero non avesse ritrattato tutto, dalla prima all'ultima parola, sarebbe stato scomunicato. Lutero, pero’, non cedette. Nacque cosi la Riforma protestante che, oltre ad essere un movimento religioso, fu anche un rivolgimento politico. Ai principi tedeschi non parve vero di poter approfittare di questo fraticello per togIiersi di dosso lo strapotere della Chiesa e, soprattutto, per non pagare piu’ le tasse alla Curia di Roma. Lo stesso Lutero, una volta dichiarato eretico, si salvo’ grazie alla protezione del principe Federico di Sassonia. Fu piu volte invitato a Roma dal Papa, ma lui col cavolo che ci ando’.

Oggi, a cinque secoli di distanza, molte delle sue idee sembrano azzeccate. Dove non si puo essere d'accordo e’ sul tema della predestinazione. Diceva Lutero: gli esseri umani si dividono in due categorie, quelli che posseggono la Fede, perche’ sono stati scelti da Nostro Signore, e quelli che non la posseggono e che si debbono accontentare della Ragione, anche definita "la meretrice del diavolo". Non sono quindi le buone azioni ad aprirci le porte del Paradiso, ma la Fede. Chi ce l'ha, ce l'ha, e chi non ce l'ha, non ce l'ha. E’ stato Dio a scegliere le pecore che si salveranno. Sull'argomento Lutero scrisse un libello intitolato De servo arbitrio dove sostenne il principio che "non sono le opere buone a fare l'uomo buono, ma e l'uomo buono a fare le opere buone", ragione per cui chi e’ stato creato cattivo fin dall'inizio e’ inutile che si travesta da buono, che indossi il cilicio o che vada in chiesa, sempre all'Infemo dovra’ andare. Cio detto, Lutero, rispetto all'Umanesimo, segna un passo indietro. E’ quasi un ritomo al Medioevo.

A quarantadue anni si sposo’ con una monaca, una certa Caterina di Bora, che gli diede sei figli. Tenuto conto che era stato un frate, piu’ riformatore di cosi non avrebbe potuto essere.

A proposito di Martin Lutero,

e del fatto che la Fede la si possa avere o non avere: io confesso di non averla. Ci ho scritto sopra anche un libro, intitolato il Dubbio. Ma esaminiamo con cura il problema.

Io non capisco quelli che sono cosi’ sicuri dell'esistenza di Dio, cosi’ come non capisco quelli che con altrettanta sicurezza affermano che non c'e’. Il credente e I' ateo sono, a mio avviso, due presuntuosi, con i quali non mi posso identificare. In compenso, pratico il Dubbio positivo. Perche positivo? Perche ho sostituito il verbo credere con il verbo sperare. In altre parole io spero che ci sia e ho paura che non ci sia. Nulla mi spaven ta di piu del pensiero che dopo la morte esista solo il "nulla", che si muore e basta! Dubitando ogni giorno, pero’, sto sempre a chiedermi se Dio esiste o non esiste, e finisco per stare in Sua compagnia piu’ di chi ha creduto nella sua esistenza una volta per tutte, e non si e’ posto mai piu’ la domanda.

Invidio quelli che hanno la Fede, quella con la F maiuscola vivono meglio di noi che dubitiamo. Mia madre, ad esempio, la vidi sempre serena, anche negli ultimi istanti di vita. Lei andava ogni mattina in chiesa, alla parrocchia di Santa Lucia, e se ne ritornava come se avesse bevuto un elisir di felicita’.

Purtroppo non e’ che la Fede la si possa conquistare con i ragionamenti. Non posso dire a me stesso: "Da domani ho deciso di credere!". E gia’ difficile smettere di fumare, figuriamoci di dubitare.

 

Da Storia della filosofia moderna di Luciano De Crescenzo