Galileo Galilei (1564 -1642)

Chi nella vita non ha mai avuto l'hobby del cannocchiale ? Io lo contrassi in modo maniacale verso la fine degli anni quaranta. Avevo diciotto anni e volevo vedere piu’ da vicino la stella Sirio. Purtroppo, pero’, all'epoca non avevo i soldi nemmeno per comprarmi un binocolo. Oggi, invece, che ho i soldi, le luci della citta’ non mi consentono di vedere un bel niente. Ed e’ cosi che va la vita: quando si puo’ non ci sono i soldi, e quando arrivano i soldi non si puo’. E questo vale non solo per il cannocchiale ma anche per tutte le cose belle di questo mondo.

L'inventore del cannocchiale fu Galileo Galilei (non e’ vero ma mi piace dirlo). L'inventore vero, in realta’, fu un certo Zacharias Janssen, un ottico ebreo residente a Middelburg, in Olanda. Certo e’ che quando Galilei seppe che "un fiammingo aveva inventato un occhiale grazie al quale gli oggetti lontani sembravano vicini" si mise subito al lavoro per costruime uno per uso personale. E lui stesso che ce lo racconta nel Sidereus nuncius del 1610: "Presi un tubo di piombo lungo piu’ di un metro e misi alle sue estremita’ due lenti, una concava e I'aItra convessa, ma ambedue piane dalla parte interna. Accostai poi l'occhio a quella concava e vidi gIi oggetti ingrandirsi piu’ di sessanta voIte". Insomma, non fu lo scopritore del cannocchiale ma il riscopritore. A consacrare il tutto, infine, provvide l' Accademia dei Lincei che dette allo strumento il nome di telescopio, un nome che in greco vuol dire "lungimirante".

Galileo Galilei nacque a Pisa da Vincenzo Galilei, musicista, e da Giulia Ammannati, casalinga. I suoi avrebbero voluto che facesse il medico, ma lui era troppo appassionato di algebra e di geometria per dedicarsi ai malati. Fece una difficilissima tesi sulle equazioni di terzo grado e scrisse in latino un saggio sui Centri di gravita’ dei solidi. L'anno dopo pubblico’ la Bilancetta, una specie di omaggio al grande Archimede. Attenzione, pero’, a non vederlo solo come un fissato per la matematica e la fisica. Si dedico’, infatti, agli studi umanistici e tenne numerose lezioni all'Accademia fiorentina sulla Gerusalemme liberata del Tasso e sull'Inferno di Dante. In un certo qual modo, segui’ il percorso fatto a suo tempo da Leonardo da Vinci. Scrisse un saggio sull' Architettura militare, un Trattato sulle fortificazioni, un Trattato sulla sfera e uno sulle Meccaniche.

L'uso quotidiano del telescopio gli permise di verificare la fondatezza delle tesi di Copernico e a tale proposito scrisse quattro lettere, le cosiddette Lettere copernicane, una delle quali diretta al collega Keplero. Il suo saggio piu importante, pero’, fu il Dialogo sui massimi sistemi (1632). Nel testo fa parlare tre personaggi: simplicio, Salviati e Sagredo. Il primo difende la tesi di Tolomeo, il secondo quella di Copernico e il terzo rappresenta il pubblico che e’ desideroso dl sapere.

Purtroppo, pero’, il Dialogo venne letto anche dalle autorita’ ecclesiastiche e qui cominciarono i guai. Durante il Medioevo la Chiesa aveva visto con sospetto gli occhiali, immaginiamoci i cannocchiali. "Nostro Signore" dicevano i preti "ci ha gia dato gli occhi per vedere tutto quello che c'e’ di indispensabile. II resto lo dobbiamo vedere con gli occhi della Fede."

Grazie al suo telescopio, invece, Galilei vide centinaia di stelle non visibili a occhio nudo, scopri’ che la Luna non era piatta e liscia come si era sempre creduto, che le nebulose non erano nubi ma agglomerati di miriadi di stelle, e che Giove aveva quattro satelliti. A questi ultimi lui dette il nome di stelle Medicee in onore di Cosimo II de' Medici. Se la prese, infine, con Lutero che aveva definito Copernico "un astronomo da quattro soldi" solo perche’ nelle Sacre Scritture Giosue’ aveva ordinato al Sole, e non alla Terra, di fermarsi.

"L' astronomia e la Fede" preciso’ Galilei "non sono in opposizione l’ importante e’ che non escano dal loro ambito. Scopo della Fede e’ quello di salvare le anime, scopo dell' astronomia quello di studiare l'Universo. Si puo’ credere in Dio e nello stesso tempo essere convinti che la Terra giri intorno al Sole."

Nel 1615 venne processato e condannato al carcere a vita. Solo grazie all'amicizia di papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) riusci’ a farsi commutare la pena negli arresti domiciliari da scontare in casa dell'arcivescovo Piccolomini, sempre a patto, pero’, che nel frattempo non scrivesse piu’ nulla sui movimenti terrestri, ne’ pronunziasse mai piu’ in pubblico la parola Universo. Suo avversario fu il Solito cardinale Bellarmino, lo stesso che aveva perseguitato fino alla fine Giordano Bruno e altri pensatori.

Si sposo’ ed ebbe tre figli: Virginia, Livia e Vincenzo. La prima si fece suora sotto il nome di Maria Celeste e mori’ giovanissima. Per Galilei fu il dolore piu’ grande della vita. Tra padre e figlia, infatti, c'era stata una continua corrispondenza, anche nei momenti difficili, quelli dei processi: lui le vo1eva un bene dell' anima e lei lo adorava.

Negli ultimi anni Galilei perse la vista e riusci’ a muoversi solo grazie all'aiuto dei suoi discepoli, Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani. Quest'ultimo poi, quando il maestro mori’, scrisse: "Dio lo ha chiamato per fargli ammirare da vicino tutte quelle meraviglie che con tanta avidita’ aveva cercato di vedere nel corso della vita" .

Otto anni prima era stato costretto a pronunziare ad alta voce la sua abiura. Eccola qui di seguito trascritta parola per parola:

Io Galileo, figlio di Vincenzo Galilei di Fiorenza, dell'eta’ di settanta anni, costituito personalmente in giudizio, e inginocchiato innanzi a Voi Reverendissimi Padri ed Eccellentissimi Cardinali, avendo innanzi agli occhi li sacrosanti Vangeli, che ora tocco con le mani, giuro di aver sempre creduto quanto insegna la Santissima e Apostolica Chiesa. Maledico e detesto i , miei errori e giuro che per l'avvenire mai piu asseriro’, ne per voce ne per iscritto, dette eresie.

Dopodiche’, riferendosi alla Terra, mormoro’, a voce bassissima, la frase: "Eppur si muove".

 

Da Storia della filosofia moderna di Luciano De Crescenzo