Erasmo da Rotterdam (1466-1536)

Erasmo nacque a Rotterdam nel 1466. Figlio di un incontro casuale tra una vedova di nome Margherita e un prete spretato di nome Rotger Geertzs (fatto che fin da piccolo gli procuro’ un complesso d'inferiorita’ tremendo), a quindici anni venne messo in convento dagli zii, sacerdoti anche loro, i quali come prima cosa lo depredarono dell'eredita’. Chissa' che non sia stato questo il motivo per cui da quel momento in poi odio’ tutti i preti che gli si pararono davanti. Non che non credesse in Dio, per carita’, pur tuttavia la sua fede si rifaceva solo alle parole dette da Gesu’ e non andava oltre.

In convento strinse una forte amicizia col suo compagno di cella Servazio. Definirla amicizia forse e un po' riduttivo, dal momento che in seguito, quando qualcuno glielo nominava, lui si metteva subito a piangere. Non che tra loro ci fosse un rapporto omosessuale, anzi, pare che Erasmo frequentasse solo prostitute. Cio’ non toglie che all'epoca le amicizie tra maschi erano molto frequenti. Racconta Huizinga che nel Cinquecento molte coppie di amici si spartivano il cibo, il letto, la camera, e si vestivano anche con gli stessi colori.

Col passare del tempo le mura del convento cominciarono a stargli strette, e lui prese a viaggiare come un forsennato. A Napoli, quando uno non sta mai fermo, si dice: "Ca tene arteteca" .Ebbene, l' arteteca fu il modo di vivere di Erasmo. Lui non restava in uno stesso luogo nemmeno per una settimana: da Rotterdam andava a Parigi, da Parigi si recava a Londra, da Londra partiva per Roma, salvo poi tomarsene di nuovo a Londra il mese successivo.

A forza di girare, conobbe moltissimi personaggi, primo fra tutti un lord inglese, Tommaso Moro o Thomas More, di cui resto’ amico per tutta la vita. Moro aveva molti punti in comune con Erasmo: tutti e due erano religiosi e tutti e due erano nemici della religione, quella gestita dalle autorita’ ecclesiastiche. Famoso il suo accapigliarsi con Lutero: Erasmo credeva nella responsabilita’ dell'uomo e Lutero nella predestinazione. Scrissero due saggi dove dissero peste e corna l'uno dell'altro. il testo di Erasmo era intitolato De libero arbitrio, quello di Lutero De servo arbitrio.

A noi, pero’, l'unico libro che interessa e’ l'Elogio della Follia. Fu pubblicato in dodici lingue e in quaranta edizioni. Erasmo lo dedico’ all'amico Moro con il pretesto che moros in greco vuol dire "pazzo". Ebbe questa idea mentre stava attraversando le Alpi a cavallo. Stando in sella piu’ che pensare non poteva, ma come mise piede a terra comincio’ a scrivere. Lo termino’ a Londra. Protagonista del libro e’ la Follia. Fin dalle prime pagine la bella signora si presenta ai lettori dicendo che tutto quello che nella vita merita di essere vissuto e’ stato opera sua. Dopodiche passa a elencare uno per uno i suoi meriti.

Perche’ siamo nati? Perche’ a suo tempo i nostri genitori si sono innamorati l'uno dell'altro. E che cos'e’ l'amore se non una forma di follia? Ci piace la musica? Non e’ forse un pazzo quello che un giorno, chiudendo gli occhi, l'ha composta? Visitiamo un museo e guardiamo estasiati una scultura di Fidia o un dipinto di Michelangelo. E che cosa sono la pittura e la scultura se non due manifestazioni della sua presenza ? E lo stesso accade per tutte le cose che in qualche modo danno sapore alla vita: la convivialita’, il sesso, la fama, la giovinezza, la vanita, il circo, la superstizione, il gioco d'azzardo e perfino la religione. "La Saggezza sta alla Follia" diceva Erasmo, "come 1a Ragione sta al Sentimento.". Ragioniamoci sopra e ce ne convinceremo.

Nell'undicesimo paragrafo dell'Elogio Erasmo recita, pressappoco cosi’:

La testa, il volto, il cuore, le mani, le orecchie, sono tutte parti del corpo sommamente degne, nessuna di queste, pero’, e capace di generare un uomo o una donna. Solo un membro dall'aspetto ridicolo e’ in grado di farlo e guarda caso e’ impossibile nominarlo senza mettersi a ridere.

D'altra parte nessuno si metterebbe al collo il cappio di un matrimonio se non fosse alquanto impazzito e nessuna donna entrerebbe nel letto di un uomo se pensasse ai dolori del parto e ai fastidi di allevare i figli. La vita, quindi, e’ bella solo quando non si ragiona. Altro che il numero quaternario di Pitagora!.

Dello stesso parere e Platone quando fa dire a Socrate:

Le grandi imprese sono il frutto della Follia che gli Dei concessero agli uomini, e cosi’ pure e’ opera della Follia l'amore che un essere umano nutre per un altro essere umano …

D'altra parte, proprio di recente, e’ stato scoperto che sia l'innamoramento sia la Follia sono generati dal medesimo ormone, l'ossitocina, che, se prodotta in eccesso dalla ipofisi, stimola l'utero e altera il funzionamenta del cervello. Ci si chiede, allora, se sia la Follia a precedere l'innamoramento o viceversa. Per Erasmo era la Follia per il comico napoletano Nino Taranto, invece, accadeva il contrario: prima ci s'innamora e poi nei giomi successivi si diventa pazzi furiosi. In una sua celebre canzone degli anni Quaranta dice:

La faccia del pazzo l'ho fatta per te.
II viso del folIe lo tengo per te,
Ho venduto trecento carrozze,
Quattro penne di struzzo e un arazzo,
La faccia del pazzo l'ho fatta per te.

E sempre a proposito di follia chiudiamo con una curiosita’. Tra i tanti ammiratori di Erasmo si annovera anche Silvio Berlusconi. Esiste, infatti, una sua prefaziane a un'edizione dell'Elogio, dove l'attuale premier italiano confessa di aver ottenuto i suoi risultati migliori solo quando ha dato retta piu al cuore che alla ragione.

Oltre all'Elogio e al De libero arbitrio (a cui Lutero replichera’ polemicamente con il De servo arbitrio), Erasmo scrisse i Proverbi, e un libro di aforismi intitolato L' educazione del principe cristiano. Un testo dove il primo consiglio e’ quello di nominare un principe all'altezza del compito.

A chi si affida il timone durante la navigazione?
A chi sa governare una nave o a chi eccelIe per belIezza e nobilta’ di natali?

Seguono altre centinaia di consigli, tutti piu o meno scontati come questo.

Da non trascurare, infine, due scritti dove Erasmo parla del matrimonio e del divorzio. Nel Christiani matrimonii institutio sostiene che in ogni rapporto il dialogo e’ di gran lunga piu importante della bellezza, e nei Colloqui analizza un caso in particolare.

GABRIELE: Una ragazza che sposa un impestato ha o non ha diritto di divorziare?

PETRONIO: Non ce l'ha: il matrimonio e’ sacro e non puo essere sciolto per nessuna ragione.

GABRIELE: Anche se il marito non le aveva detto di essere malato? E’ forse sacro un matrimonio basato sull'inganno?

Lettori miei, prima di sposarvi o di divorziare, leggetevi Erasmo e chiedetevi se sia piu folle il matrimonio o il divorzio.

A proposito di Erasmo da Rotterdam,

cerchiamo di capire che cavolo e’ il libero arbitrio. Supponiamo che io voglia farmi assegnare I' appalto per il prossimo ponte sullo Stretto di Messina. Ho gia’ i capitali, ho il progetto pronto e ho molti politici che si dichiarano a mio favore. L'unico che si oppone e’ quel fetentone del dottor Esposito, direttore generale del ministero dei Lavori Pubblici. Ha detto che non ha nessuna fiducia in me e che, finche’ ci sara lui, io I' appalto me lo sogno.

Ho tre modi per fargli cambiare idea: convincerlo esponendogli meglio il mio progetto, corromperlo con un sacco di soldi o farlo uccidere dalla mafia. A questo punto entra in ballo il mio libero arbitrio e, a seconda della scelta, io andro in Paradiso, in Purgatorio o all'inferno.

Principale obiezione nei confronti di chi crede nel libero arbitrio: se Dio e’ onnipotente, e soprattutto se e’ onnisciente come mi dicono, Lui gia’ sa quale scelta operero’. E allora che senso ha che io decida per il convincimento, la corruzione o l'omicidio? Io non potro’ fare altro che ubbidire a quanto Lui ha gia’ stabilito: non sono altro che un suo servo.

Ed ecco spuntare il De servo arbitrio di Lutero.

Vediamo, invece, come convincere l'uomo a scegliere la strada che piu gli conviene. E’ facile: basta accettare i consigli di Socrate. Diceva il grande ateniese: "Fare del bene e’ sempre la scelta migliore, ma non per guadagnarsi i Campi Elisi, bensi’ perche’, comportandoci da buoni con il nostro prossimo, si vive meglio".

Esaminiamo, infatti, la vita di un camorrista: e’ la peggiore che si possa immaginare. Vive quasi sempre nascosto per non farsi arrestare, prima o poi finisce in galera, e’ soggetto alle vendette trasversali o ad essere ucciso dalla concorrenza. La sua stessa vita media e’ piu breve. Pare, intatti, che quella dei criminali sia di sessantuno anni, laddove quella delle persone perbene arriva a ottantadue. Se, pero’, potessi chiedere a Dio un piccolo aiuto, mi piacerebbe avere nella vita il sottofondo sonoro, come quello che ascoltiamo nei film. Mi spiego meglio: se un attimo prima di attraversare una strada sentissi una musica drammatica saprei con un certo anticipo che un'auto sta per investirmi, oppure, peggio ancora, se, incontrando una bella donna, sentissi dei violini molto romantici suonarmi una serenata, verrei avvisato del pericolo di un possibile innamoramento e avrei tutto il tempo per fuggire.

 

Da Storia della Filosofia moderna di Luciano De Crescenzo