Epicuro

Per qualcuno è stato il migliore, per altri il peggiore. C’è chi lo ha definito un dissoluto, ateo e donnaiolo, e chi un santo e un profeta. Cicerone lo odiava, Lucrezio lo venerava. Lo stesso termine "epicureo" è da sempre oggetto di fraintendimenti: per il Nuovo Zingarelli è un uomo " che conduce una vita agiata e dedita ai piaceri ", per il Palazzi è "un sensuale, un crapulone e un gaudente", per noi, invece, che abbiamo letto i suoi scritti, è un morigerato che la sera mangia poco per non andare a letto con lo stomaco pieno. In una lettera a un discepolo, Epicuro scrive: " Il mio corpo trabocca di dolcezza quando vivo a pane e acqua, e sputo sui piaceri della vita sontuosa, non per loro medesimi, sia chiaro, ma per gli incomodi che essi comportano ". In un’altra chiede a un amico: " Mandami una pentolina di formaggio perché io possa, di tanto in tanto, gozzovigliare " . In base a queste premesse, è nostra intenzione istituire un processo di riabilitazione della figura del filosofo.

Epicuro di Atene non nacque ad Atene ma a Samo, nel 341 avanti Cristo, sotto il segno dell’Acquario. Tuttavia non possiamo considerarlo uno straniero, sia perché figlio di genitori ateniesi (Neocle e Cherestrate erano del demo Gargetto, uno dei quartieri più popolari di Atene), sia perché vissuto fino alla maggiore età in una comunità formata i soli cittadini ateniesi. Undici anni prima della sua nascita, infatti, duemila disoccupati, tra i quali i suoi genitori, furono autorizzati dal governo di Atene a fondare una colonia nell’isola di Samo, dopo averne scacciato gli abitanti. Epicuro era il secondo di quattro fratelli. Suo padre era un maestro di scuola e si dice che si facesse accompagnare dal figlio durante le lezioni. A parte gli insegnamenti paterni, Epicuro iniziò lo studio della filosofia quando aveva appena quattordici anni, o addirittura dodici secondo alcuni," ed ebbe come maestro Panfilo, un platonico residente a Samo. In un primo tempo il ragazzo si era iscritto alla scuola pubblica, ma, a quanto pare, non ci restò che pochi minuti. Ecco come Sesto Empirico ci racconta il suo primo giorno di scuola:

" Da principio sorse il Caos " disse il maestro agli alunni."E da dove sorse? " chiese Epicuro." Questo noi non lo possiamo sapere: è argomento riservato ai filosofi. " "E allora che sto a fare qui, a perdere tempo? " replicò Epicuro, " vado direttamente dai filosofi. "

A diciotto anni viene chiamato ad Atene per assolvere all’efebia, ovvero al servizio militare: si troverà accanto, come compagno di naia, il commediografo Menandro. Siamo nel 323: Senocrate insegna all’Accademia e Aristotele dispensa saggezza e nozioni al.Peripato. Non è escluso che il militare Epicuro, di tanto in tanto, si sia fatta una capatina alle loro lezioni. "Xenocratem audire potuit" scrive Cicerone? Curiosamente però il filosofo non volle mai ammettere queste sue prime esperienze scolastiche: non aveva alcuna stima dei colleghi, eccetto, forse, per Anassagora e per Democrito.Nel frattempo muore Alessandro Magno e gli abitanti di Samo, grazie anche al nuovo re macedone Perdicca, riconquistano l’isola e buttano a mare gli ateniesi e con essi i genitori di Epicuro. Il filosofo, un po’ preoccupato per la sorte dei suoi familiari, li raggiunge a Colofone e qui fonda, insieme ai fratelli, Neocle, Cheredemo e Aristobulo, e allo schiavo Mis, il primo nucleo epicureo.In quel periodo, a Teo, nei pressi di Colofone, insegna filosofia un certo Nausifane, un democriteo. Epicuro,appassionato sostenitore dell’atomismo, decide di andarselo a sentire. Ma come per Panfilo e per Senocrate, anche per Nausifane non ci sarà alcuna riconoscenza: verrà definito " un mollusco, un illetterato e una puttana ". Chissà perche’ Epicuro, così dolce e cortese con gli umili e con le donne, diventava poi una vipera con gli intellettuali e, prima ditutti, con i platonici e gli aristotelici: probabilmente ci teneva a essere considerato un autodidatta e rifiutava qualsiasi relazione del suo pensiero con quello degli altri. Sempre con i fratelli e con lo schiavo, a trentadue anni si trasferisce a Mitilene e apre ufficialmente la prima scuola epicurea. All’inizio le cose non vanno assolutamente bene: le sette platoniche sono troppo forti e troppo politicizzate per poter sopportare una scuola che distoglie i giovani dalla religione e dalla politica. Ma Epicuro non si da per vinto: rifà il tentativo a Lampsaco e, dopo cinque anni di provincia, nel 306, sbarca ad Atene dove si afferma definitivamente. Da questo momento Epicureismo non conoscerà più frontiere: si diffonderà in tutta la Grecia, in Asia Minore, in Egitto e in Italia. Dice Diogene Laerzio: " Gli amici di Epicuro non si potevano contare se non in intere città".Ad Atene Epicuro compera per ottanta mine una casa e un orto in piena campagna, e sarà proprio quest’ort0 a dare il nome a tutta la scuola. Gli epicurei verranno chiamati " Quelli del Giardino ", anche se poi, nella fattispecie, il giardino al posto dei fiori aveva cavoli, rape e cetrioli. Per una scuola basata sull’amicizia, l’ingresso non poteva che essere libero. Frequentavano il Giardino gente di ogni condizione sociale: uomini e ragazzi, meteci e schiavi, notabili ateniesi e bellissime etere. La presenza delle donne fece subito scandalo. Le malelingue si scatenarono e misero in giro la voce che Epicuro e Metrodoro convivevano con cinque etere, Leonzio (Leonziuccia per il maestro), Mammario, Edia, Erozio e Nicidio, e che dormivano, tutti insieme, in un unico lettolw Cicerone, in particolare, definisce la scuola " un giardino di piacere, dove i discepoli languivano in mezzo a raffinati godimenti". E davvero strano il destino di Epicuro. Le innumerevoli voci che circolavano sul suo conto, nell’antichità, erano tanto calunniose quanto assurde. Una volta uno stoico, un certo Diotimo, scrisse cinquanta epistole oscene, firmando le tutte Epicuro, solo per metterlo in cattiva luce. Posidonio, altro stoico, raccontò che incitava alla prostituzione il fratello minore. Teodoro, nel quarto libro Contro Epicuro, lo accusa di ubriacarsi insieme a Temista, la moglie di Leonteo. Timone lo definisce "corteggiatore del ventre ". Timocrate scrive che vomitava due volte al giorno per poter mangiare di nuovo. Plutarco, in un libro intitolato Non posse suaviter vivi secundum Epicurum, racconta che aveva un diario dove registrava quante volte aveva fatto l’amore e con chi.Gli epicurei subirono delle vere e proprie persecuzioni di carattere religioso, soprattutto per colpa degli stoici che facevano di tutto per metterli in cattiva luce. In Messenia i timuchi, ovvero le autorità del luogo, dettero ordine ai soldati di cacciare tutti i seguaci di Epicuro e di purificare le loro case col fuoco. A Creta alcuni poveri disgraziati, accusati di professare una filosofia effeminata e nemica degli Dei, furono esiliati dopo essere stati cosparsi di miele e dati in pasto alle mosche e alle zanzare. Nel caso che qualcuno di loro fosse tornato indietro, sarebbe stato buttato giù da una rupe in vesti femminili. Ciò che dava fastidio dell’epicureismo era il disprezzo per i politici e l’atteggiamento democratico verso gli inferiori. Epicuro praticava l’amicizia in un mondo dove tale sentimento era concepibile solo tra persone dello stesso ceto. Mentre Platone, nelle Leggi, suggerisce il modo migliore per soggiogare gli schiavi (prenderli di diversa nazionalità perché non possano comunicare tra loro, usare il castigo corporale perché non dimentichino mai di essere schiavi), Epicuro li accoglie a braccia aperte e parla loro come un vecchio amico. Tre secoli dopo, anche Gesù avrà dei problemi per ragioni analoghe. Epicuro morì di calcoli renali a settantuno anni. Ecco come in una lettera a un discepolo ci descrive il suo ultimo giorno di vita:" " Epicuro a Ermarco, salute. Volge per me il supremo giorno, Così acuti sono i dolori alla vescica e alle viscere, che più oltre non può procedere il dolore. Pure a essi s’adegua la gioia dell’animo mio, nel ricordare le nostre dottrine e le verità da noi scoperte. Ora tu, come si conviene a chi si mostrò sempre buono verso me e verso la filosofia, abbi cura dei figli di Metrodoro".Ermippo racconta che prima di morire volle entrare in una tinozza di bronzo, piena di acqua calda, dove si mise a bere del vino e a chiacchierare, finché non sopraggiunse la morte.

Caratteristiche del pensiero di Epicuro

La filosofia è una strana scienza, di difficile, se non di impossibile definizione. All’inizio si occupava di tutto: di fisica, astronomia, cosmologia, etica, poetica, politica, logica, matematica, epistemologia, ontologia eccetera, poi con l’andar del tempo ha cominciato a perdere qualche branca, e oggi si è ridotta, forse, alla sola ontologia, ovvero alla scienza dell’essere. Se proprio volessimo darle una definizione, potremmo dire che si occupa della ricerca del significato dell’esistenza.Un modo complementare per capire il pensiero dei filosofi antichi è quello di stabilire quale, dei tanti settori della filosofia, ha riscosso maggiormente il loro interesse. I presocratici dettero la preferenza alla cosmologia e alla fisica, con eccezione degli eleati che si dedicarono all’ontologia.Socrate è stato l’inventore dell’etica, e Platone e Aristotele, pur interessandosi di tutto, centrarono il loro pensiero,ancora una volta, sull’ontologia. Con Epicuro, invece, abbiamo una preminenza dell’etica sulla fisica, ma, a differenza di Socrate e di Platone, per i quali l’uomo è essenzialmente un cittadino e l’éthos un insieme di doveri,l’uomo epicureo è solo un individuo in cerca di felicità: non più quindi " una unità politica " da inserire in una comunità, ma un privato la cui regola prima è " vivi di nascosto " (láthe biósas).

L’etica

Qui di seguito parleremo dell’amicizia, dei desideri, del piacere e della morte.

Dice Epicuro: " Di tutti i beni che la saggezza ci porge, il più prezioso è l’amicizia " , ed è questa la chiave per capire la sua filosofia. Meglio una società che speri nell’amicizia, che una che faccia affidamento sulla giustizia. Al riguardo il Giardino, più che una scuola, era una base per missionari. Per Epicuro l’amicizia doveva trasmettersi da uomo a uomo quasi per contagio, tipo catena di Sant’Antonio. Sostituiamo la parola amore con la parola amicizia e abbiamo in Epicuro un precursore di San Francesco. Se il messaggio non è stato mai recepito dalle masse, è perché l’amicizia è un valore privato, e non è come la giustizia, che può essere un valido strumento ideologico per la conquista del potere." Ogni mattina l’amicizia fa il giro della terra per ridestare gli uomini, affinché si possano felicitare a vicenda.". Questa immagine poetica di Epicuro ci dice tutto sul suo pensiero. Egli vede nell’amicizia un mezzo di comunicazione, un’ideologia, che pur essendo nata dall’utilità, finisce per identificarsi col piacere e diventare il fine ultimo della vita. La tesi epicurea è meno utopica di quanto si creda: nel secolo scorso il sociologo tedesco Ferdinand Tonnies suddivise le comunità umane in due specie, le prime, basate sulla giustizia (Gesellschaft), e le seconde sull’amicizia (Gemeinschaft).Le comunità Gesellschaft sono di tipo orizzontale: tutti i cittadini hanno pari diritti di fronte alla Legge. L’individuo non deve ricorrere a parentele o a raccomandazioni di amici per ottenere cio di cui ha bisogno: se il suo desiderio e legittimo, nessuno lo costringerà a strisciare davanti ad alcuno. Un ottimo esempio di Gesellschaft è l’Inghilterra: sia la Regina Elisabetta che l’ultimo degli sguatteri di Soho, pur occupando ruoli diversi, possono vantare gli stessi diritti di fronte alla legge.Le comunità Gemeìnschaft, invece, sono piramidali: in esse tutti i rapporti sono regolati da amicizie. Si formano gruppi a carattere familiare, corporativo, politico, culturale, e ogni clan è caratterizzato dall’avere un capo al vertice della piramide, e, tra il vertice e la base, una gerarchia intermedia. Si va avanti a forza di raccomandazioni e parentele. Il Mezzogiorno d’Italia è il primo esempio di Gemeinschaft che mi viene in mente.Detta cosi, la Gemeìnschaft sembra una società di tipo mafioso da evitare come la peste. Esaminiamola invece con spirito epicureo e ricaviamone una morale: chi vive in una comunità basata sull’amicizia capisce subito che, se vuole sopravvivere, deve cercare di farsi quanti più amici possibile, e questo lo rende più socievole e più disponibile nei confronti del prossimo; il cittadino, invece, della Gesellschaft,forte dei suoi diritti costituzionali, eviterà i contatti con gli altri e in breve tempo diventerà un individuo estremamente civile e " distaccato ". Non dimentichiamoci, infine, che anche Platone, nel Simposio, faceva nascere l’Amore dalla Povertà e dall’arte di arrangiarsi. Nell’etica epicurea si tende sempre a raggiungere emozioni medie: un buon pasto, ma senza esagerare, un rapporto amoroso, ma entro certi limiti. Secondo Epicuro: " La troppa quiete è accidia e l’esagerata attività è follia ".Ebbene l’amicizia è per l’appunto un sentimento medio, a metà strada tra l'indifferenza e l’amore.

Per Epicuro i desideri potevano essere di tre tipi: naturali e necessari, naturali e non necessari, non naturali e non necessari . I piaceri naturali e necessari sono quelli che garantiscono la vita: mangiare, bere, dormire e coprirsi quando fa freddo. Sia chiaro però che stiamo parlando del mangiare quanto basta, del bere quando si ha sete e dell’indossare un abito adatto alla stagione. Per esempio, la pelliccia a Napoli non ci sembra ammissibile. I piaceri naturali e non necessari sono quelli che, pur gradevoli ai sensi, rappresentano il superfluo: come, per esempio, il mangiare meglio, il bere meglio, e via di seguito. Un buon piatto di pasta e fagioli e senz’altro un piacere naturale e non necessario. Se è possibile averlo senza troppo penare, ben venga, altrimenti " grazie lo stesso ". Così purenel campo dell’arte, o dei buoni sentimenti. Sentenzia Epi-curo: " Si onori il bello e la virtù, e ogni altra cosa simile, se recano piacere, sennò, salutatemeli tanto ".I desideri non naturali e non necessari sono quelli indotti dall’opinione. Prendiamo il caso di un Rolex d’oro: sicura-mente non è un bene necessario. Se ci piace possederlo, è perché tutti lo considerano un oggetto di valore. Se provas-simo sul serio un piacere a guardarlo, dovremmo entusiasmarci anche per un Rolex falso. Oggi l’umanità è più attirata dalla firma, che non dalla qualità del prodotto, e la firma, bisogna ammetterlo, non è né naturale, né necessaria.E con il sesso come la mettiamo? Per essere naturale, ènaturale, ma è anche necessario? Necessario, cioè, a prescindere dalla procreazione? Epicuro in proposito ha dei dubbi: " Se indulgi ai piaceri di Venere, e non violi le leggi ei buoni costumi, e non danneggi il tuo corpo dimagrendo, e non vai in malora, fa’ pure quello che vuoi, ma sappi che e’ estremamente difficile evitare tutti questi inconvenienti.Con Venere, è già molto se non ci rimetti nulla!".Insomma, la regola dell’etica epicurea è elementare: i piaceri naturali e necessari bisogna soddisfarli sempre,altrimenti ne va di mezzo la sopravvivenza; quelli non natu-rali e non necessari mai, perche sono fonte di competizione; quelli intermedi, solo dopo aver risposto a questa domanda: " Mi conviene o non mi conviene? ".Per sintetizzare quanto sopra, esponiamo alcune regole auree di Epicuro (una specie di manuale Bon ton del Giardino):

— Se vuoi far ricco Pitocle, non accrescerne gli averi, ma sfrondane i desideri.
— Facciamo gran conto della frugalità, non perché dob-biamo sempre vivere a stecchetto, ma per essere meno preoccupati.
— Sciogliamoci dal carcere degli affari e della politica.
— Meglio dormire senza paura su un giaciglio di foglie, che inquieto in un aureo letto.
— Nessun piacere è un male in sé, ma possono esser male i mezzi per raggiungerlo, quando recano più turbamenti che gioie.
— Non sciupare il bene che hai col desiderio di quello che non hai.

In merito al piacere, Epicuro era solito dire: "Il fine della vita è il piacere, ma non il piacere dei dissoluti e dei gaudenti, come credono alcuni ignoranti che non ci vogliono capire, bensì il non soffrire, per quanto riguarda il corpo, e il non turbarsi per quanto riguarda l’anima". Ne deduciamo che l’essere innamorati, dal momento che turba l’anima, non è più un piacere, ma una specie di nevrosi.Per chiarire, invece, cosa sia il piacere, quello vero, basta ascoltare il nostro corpo: " La carne grida: non voglio soffrire la fame, non voglio soffrire la sete, non voglio soffrire il freddo. Chi ritiene di aver già raggiunto questi obiettivi, può considerarsi pari a Zeus in quanto a felicità ",Tutto questo è molto saggio; difficile è spiegarlo a un ragazzino di quattordici anni che vuole per forza il motorino.

"Perché avere paura della morte? " osserva il filosofo." Quando ci siamo noi non c’è la morte e quando c’è la morte non ci siamo noi. " Sì, aggiungo io, però ci sono quelli che sopravvivono alle persone care e che soffrono come bestie. Ma questo a Epicuro non interessa: lui, come sempre, vuole liberarci da qualsiasi preoccupazione, presente e futura, anche da quella della morte. In pratica è come se dicesse: " Che ti preoccupi a fare della morte, non puoi farci niente, tanto vale vivere al meglio e non pensarci su: spesso fa più male la paura di morire che la morte ".Coraggio allora, non pensiamoci e cantiamo tutti in coro:

Ti avviso, o Morte,
che da ogni tua insidia mi son premunito,
e quando sarà il momento,assai sputacchiando sulla vita
e su quelli che ad essa si avvinghiano,
me ne dipartiro’ cantando un peana sui giorni che ho vissuto!

Per risolvere ogni nostro problema, Epicuro ha pronta una medicina: il quadrifarmaco:

— Non temere gli Dei.
— Non temere la morte.
— Sappi che il piacere è a disposizione di tutti.
— Sappi che il dolore, quando dura, è sopportabile, e quando è forte, è di breve durata; e ricordati che " Il saggio è felice anche fra i tormenti!".

La fìsica

La fisica di Epicuro non presenta caratteri di originalità tali da renderla inconfondibile: in essa il filosofo ricalca le orme degli atomisti, e finisce col disegnare un Universo che è quasi la fotocopia dell’Universo di Democrito. Ciò premesso, passiamo a elencarne i punti principali.

— Nulla nasce dal Nulla. L’Universo è infinito ed è for-mato dai corpi e dal vuoto.
— L’esistenza dei corpi è provata dai sensi.
— L’esistenza del vuoto è provata dal movimento: se non esistesse il vuoto, i corpi non saprebbero dove andare quando si muovono.
— Il vuoto non è un "non-essere" che non c’è, ma è un" essere " che c’è anche se è impalpabile.
— I corpi si dividono in composti e semplici: questi ultimi sono gli atomi e non sono divisibili, come dice la parola stessa.

Democrito aveva detto che, "all`inizio", gli atomi cadevano tutti dall’alto verso il basso, come una pioggia, finché un bel giorno, dallo scontro di due di essi, nacque una serie di altri scontri, di rimbalzi e di aggregazioni, che alla fine dette origine al mondo e ai corpi composti. La teoria peroprestava il fianco a una critica: se le traiettorie degli atomi erano tutte parallele, come avevano fatto gli atomi a scontrarsi? Al massimo si sarebbero potuti tamponare, dicevano gli oppositori.
Al che Epicuro, con la massima faccia tosta, risponde:<< Gli atomi, durante la caduta, hanno deviato un pochino esono entrati in collisione tra loro ". "E perché hanno deviato un pochino? " chiediamo ancora noi. Lui qui nonrisponde. Insomma, diciamo la verità: questa deviazione degli atomi, anche nota come teoria del clinamen, è una pezza a colore che non convince nessuno. Ci rendiamo conto, però, che per Epicuro doveva essere molto importante: da una parte gli consentiva di salvare in corner la spiegazione materialistica dell’Universo, e dall’altra introduceva il concetto di "libero arbitrio ", ovvero la possibilità di allontanarsi da una visione del mondo troppo meccanica e fatalistica. Da questo momento in poi, quindi, niente Zeus,Demiurghi e Motori Immobili a cui inchinarsi, ma nemmeno Fato e Necessità con i loro destini già scritti. La cosa più strana è che Epicuro, dopo aver fatto una fatica enorme per liberarsi del trascendente, di punto in bianco afferma l’esistenza degli Dei. Sembra incredibile, ma è così: aggiunge solo che vivono per conto loro e non si curano di noi.Ora io mi chiedo: ma che bisogno c’era di tirare in ballo gli Dei in un Universo già bello e spiegato come quello democriteo? Unica ipotesi possibile è che ha dovuto fare queste ammissioni per vivere tranquillo ed evitare il solito processo per empietà. Pare che, interrogato in merito, abbia risposto: " Miei cari amici, se da ogni parte della terra si crede negli Dei, che volete che vi dica: gli Dei dovranno pure esistere, o no? L’importante, però, è non immaginarli come se li immagina il volgo". Adesso esaminiamo come si era formato l’Universo secondo Epicuro: gli atomi, muovendosi a caso e ad altissima velocità, avevano finito col raggrupparsi in più punti e col creare infiniti mondi, distanziati gli uni dagli altri da spazi immensi chiamati intermondi. In ognuna di queste concentrazioni, gli atomi più pesanti si erano piazzati al centro, generando la terra, e i più leggeri erano stati espulsi verso l’esterno, dando origine al cielo. Alcuni atomi pesanti, infine, a causa dell’eccessiva pressione, si erano trasformati in acqua. In un mondo siffatto, anche l’anima doveva essere composta di atomi. Ovviamente si tratta di atomi di prima scelta: ignei, aeriformi e ventosi, per l’anima irrazionale, e di estrema sottigliezza, per quella razionale. In verità, su questa ultima definizione Epicuro ci sembra un po’ a corto di aggettivi: evidentemente non sa più come descrivere l’impalpabilità e si arrangia parlando di estrema sottigliezza. È quasi inutile precisare che, in quanto materia, l’anima è mortale e si dissolve insieme al corpo. Dante Alighieri ne tiene conto e punisce Epicuro, sistemandolo all’inferno nel girone degli eretici:

Suo cimitero da questa parte hanno
con Epicuro tutti i suoi seguaci,
che l’anima col corpo morta fanno.

Per finire, due parole sulle sensazioni: i corpi emanano immagini o simulacri (eidola) che dopo aver vagato per lo spazio colpiscono i nostri sensi e il nostro pensiero: un po’come fanno le onde televisive che attraversano l’etere per offrire gli eidola di Mike Bongiorno a tutti gli italiani.

Quelli del Giardino

L’epicureismo ebbe un’ottima diffusione nel mondo greco e latino: per cinque secoli si sparpagliò un po’ dovunque. Sorsero Giardini epicurei in Grecia, in Asia Minore, in Egitto e ovviamente in Italia. Tra i discepoli greci ricordiamo: Metrodoro e Polieno di Lampsaco, morti prima di Epicuro, quindi Ermarco di Mitilene, suo successore alla guida della scuola, e infine tutti gli altri: Leonteo con la moglie Temista, Colote, Idomeneo, Dionigi, Protarco, Polistrato, Basilide, Apollodoro, soprannominato il tiranno del Giardino, Ippoclide, Zenone di Sidone, eccetera.Tra i più accaniti seguaci di Epicuro va ricordato un certo Diogene di Enoanda, un ricco signore del II secolo d.C.,che scelse un mezzo veramente insolito per trasmettere l’insegnamento del maestro: acquistò una collina nei pressi del suo paese e, sullo spiazzo sovrastante l’altura, costruì un porticato rettangolare. Dopo di che, sul frontone dei portici, fece scolpire una scritta di oltre cento metri, che riassumeva il pensiero di Epicuro. Insomma, non un libro, ma un intero monumento per diffondere il nuovo pensiero. La maxi-epigrafe cominciava pressappoco così:

SONO AL TRAMONTO DELLA VITA E NON VOGLIO ANDARMENE SENZA PRIMA AVER ELEVATO UN INNO A EPICURO PER LA FELICITÀ CHE MI HA DATO CON IL SUO INSEGNAMENTO. DESIDERO TRASMETTERE ALLA POSTERITÀ QUESTO CONCETTO: LE VARIE DIVISIONI DELLA TERRA DANNO A CIASCUN POPOLO UNA DIVERSA PATRIA. MA IL MONDO ABITATO OFFRE A TUTTI GLI UOMINI, CAPACI DI AMICIZIA, UNA SOLA CASA COMUNE: LA TERRA.

Questa iscrizione è stata scoperta per caso nel 1884 dadue archeologi francesi e rappresenta il più bel messaggio internazionalista trasmessoci dal mondo antico.

Tra gli epicurei greci del I secolo a.C. ricordiamo Filodemo di Gàdara che, a nostro avviso, costituisce l’anello di congiunzione tra l’epicureismo e la napoletanità. Il filosofo fondò una succursale del Giardino a Ercolano, a pochi chilometri da Napoli, e ancora oggi, nella Villa di Calpurnio Pisone, tornano alla luce papiri con le sue massime. Filodemo insegnava e scriveva in greco, poteva quindi essere capito solo da una ristretta cerchia di intellettuali. Ecco quidi seguito due dei suoi testi più significativi:

" Che cosa distrugge maggiormente l’amicizia sulla terra? Il mestiere della politica. Osservate l’invidia dei politici nei confronti di coloro che cercano di primeggiare, la rivalità che necessariamente nasce tra i competitori, la lotta per laconquista del potere e la deliberata organizzazione di guerre, che sconvolgono non solo l’individuo, ma intere popolazioni. "
"I filosofi della nostra scuola hanno per la giustizia, la bontà, la bellezza e le virtù in genere, le medesime inclinazioni degli uomini comuni, ma, a differenza di loro, i nostri ideali non sono fondati su basi emotive, ma su basi meditate. >>

Il primo tentativo di diffondere l’epicureismo a Roma fallì miseramente: nel 155 a.C. arrivarono dalla Grecia due seguaci del Giardino, tali Alceo e Filisco, e furono cacciati in malo modo non appena aprirono bocca. La cosa non deve meravigliarci più di tanto: gli antichi romani, a quell’epoca, erano per lo più sani e robusti giovanotti, ma non avevano una tradizione culturale che consentisse loro di apprezzare le sfumature della filosofia greca. Spiegare a un civìs romanus del II secolo a.C. che cos’era l’essere, è come far capire oggi a Rambo che cos’è lo Zen.
A forza d’insistere, pero’, l’epicureismo sbarco’ anche in Italia: intorno al 50 a.C., alcuni studiosi dai nomi strani, Amafinio, Rabirio, Cazio e Safeio, tradussero le massime epicuree in lingua latina e ottennero un grande successo editoriale. A essi si aggiunsero, con il fascino dei loro versi, i poeti Lucrezio e Orazio. Quest’ultimo, nelle Epistola,confesso’ candidamente di essere un Epicuri de grege porcus, un porco del gregge di Epicuro, contribuendo non poco a quell’equivoco di cui parlavamo prima. Dei testi dei primi traduttori non se ne è salvato nessuno,ma da Cicerone apprendiamo che si trattava di veri e propri best-seller. " Quando uscirono i libri di Amafinio, " scrive Cicerone "la gente ne rimase impressionata. Io, personalmente, mi sono sempre rifiutato di leggerli, perché, dal momento che avevano invaso l’Italia, ho capito che non potevano essere opere di cultura." Nulla di cui stupirsi: ancora oggi molti critici la pensano come Cicerone. Alla domanda "Hai letto Tizio? ", spesso rispondono: "No, e non mi piace!". D’altra parte, mettiamoci nei loro panni:se è gente davvero brava, è talmente affaccendata da non trovare tempo per la lettura, e al massimo può permettersi una sfogliatina qua e là. Meglio quindi un giudizio sommario, magari per sentito dire, che il rischio di perder tempo con un libro spazzatura. Di tanto in tanto qualcuno lo ammette senza pudore. Una volta in Inghilterra un critico ha dichiarato: " Non leggo mai un libro prima di recensirlo, per non lasciarmi intluenzare!".

Grazie a Dio non andò perduto il capolavoro di Lucrezio, il De rerum natura; anche se qualche piccolo rischio deve averlo corso. Infatti il poema, pur essendo stato apprezzato nell’epoca imperiale, sparì dalla circolazionesubito dopo la conversione di Costantino al cristianesimo, segno questo che non doveva essere molto amato dalle alte gerarchie della nuova religione. Ricompare solo nel 1417 per merito di un umanista, Poggio Bracciolini, che ne trovò una copia semisepolta in un monastero in Svizzera. L’importanza del De rerum natura è enorme: è in pratica l’unica opera che esponga in modo completo la teoria atomistica diEpicuro. Qualcuno potrebbe chiedersi se sia possibile spiegare una filosofia in versi. E possibile: basta usare come termini di paragone gli innumerevoli esempi che offre lanatura. Ecco come Lucrezio spiega il movimento degli atomi, anche in quei corpi che apparentemente sembrano statici: un gregge, visto da lontano, dalla cima di un monte, sembra una macchia bianca immobile, visto da vicino, invece, "bruca pascoli lieti dovunque l’erba l’invita, splendente di rugiada, e corrono gli agnelli saziati di placidi scherzi ". Certo che in latino il fascino del suo stile è maggiore: non c’è confronto fra "visto da lontano sembra un intreccio confuso " e "longe confusa videntur"; a ogni modo, italiano o latino che sia, è sempre bello vedere la poesia e la filosofia camminare sottobraccio come due vecchie compagne discuola. A volte Lucrezio ci lascia alquanto perplessi. Ecco comeinizia il secondo libro del De rerum natura:

Bello, quando sul mare si scontrano i venti
e la cupa vastità delle acque si turba...

e uno pensa: " Ma quanto è bravo Lucrezio, che sensibilità poetica!". Poi legge:

guardare da terra un naufragio lontano e rallegrarsi dello spettacolo dell’altrui rovina.

Ma come: è bello assistere a un naufragio?! No, Lucrezio non è un sadico. Dice così per farci capire che nella vita bisogna sempre guardare a quelli che stanno peggio di noi, per meglio apprezzare i beni che già si posseggono. E ai suoi tempi, di atrocità se ne vedevano moltissime: basta ricordarsi della guerra civile e dell’insurrezione comandatada Spartaco, con lo spettacolo finale di seimila schiavi crocifissi lungo la via Appia. Malgrado la sua saggezza, Lucrezio fece una brutta fine: una donna perversa, improba foemina, lo indusse a bere un filtro d’amore, per cui, impazzito di gelosia, si suicidò, a soli 44 anni, buttandosi su una spada. Epicuro non lo avrebbe giustificato.

Da Storia della filosofia greca di Luciano De Crescenzo