Renato Cartesio (1596-1690)

Se dubito penso, se penso esisto e se esisto anche Dio esiste. Questo, in quattro parole, il pensiero di Cartesio. Tutto il resto si potrebbe pure saltare.

La vita

Rene’ Des Cartes o Descartes, o Cartesius, o Cartesio, o Delle Carte, nacque a La Haye, in Turenna, nel 1596, da una famiglia della piccola nobilta’ francese. Fu chiamato Rene’, cioe’ "rinato", perche appena venuto al mondo stava per morire e solo grazie alla respirazione della sua levatrice riusci’ a sopravvivere.

Rimasto orfano di madre quando non aveva ancora compiuto un anno, venne allevato da una nonna e dalla levatrice che lo aveva aiutato a nascere. A nove anni fu messo in un collegio gesuitico, quello di La Fleche, e li’ ebbe modo di affrontare gli studi obbligatori dell'epoca, e cioe’ la grammatica per quattro anni, la retorica per due e la filosofia per tre.

I gesuiti, pero’, al giovane Cartesio stavano sulle scatole, anche perche’,durante le lezioni, pretendevano il silenzio piu assoluto, e lui, irrequieto com'era, faceva sempre casino. Ogni volta c'era qualcosa su cui non era d'accordo e su cui avrebbe voluto discutere, anzi litigare. Fini’ col farsi odiare da tutto il corpo docente.

La mattina si alzava tardi, mai prima di mezzogiorno, e non era quello che si dice un grande lettore. A detta di Voltaire, non aveva mai letto niente che valesse la pena. Nemmeno i Vangeli. A lui bastava un'occhiata per capire un libro. Era solito affermare: "Sono sufficienti poche pagine e uno sguardo alle figure. Tutto il resto e’ inutile: e’stato scritto solo per riempire la carta".

Misantropo e vegetariano, vestiva quasi sempre di nero. Aveva una zazzera mal pettinata e uno sguardo bovino che esprimeva piu’ disgusto che stima nei confronti del prossimo. Insomma, era quello che si dice un carattere difficile.

In seguito si trasferi’ a Poitiers dove prese la laurea in Legge. Una volta terminati gli studi, se ne ando’ in Olanda dove, a quanto pare, le autorita’ ecclesiastiche erano di manica piu’ larga. Nel contempo scrisse:

Proprio alla fine degli studi mi trovai sperduto tra infiniti dubbi ed errori. Mi sembrava di aver studiato solo per scoprire quanto fossi ignorante.

Durante la guerra dei Trent'anni si arruolo’ come "gentiluomo volontario", prima nell'esercito protestante del principe Maurizio di Nassau-Orange e poi in quello cattolico del duca di Baviera, quasi a sottolineare il fatto che per lui una religione valeva l'altra. E fu proprio in questo periodo che strinse due importanti amicizie: la prima con un teologo, Marin Mersenne, di larghe vedute, e la seconda col medico e scienziato olandese Isaac Beeckman. Entrambe queste amicizie accrebbero in lui l'interesse per le scienze esatte.

Successe, pero’, che una mattina, quasi all'alba, fece tre sogni, l'uno piu’ angoscioso dell'altro. Nel primo si vide circondato da un gruppo di fantasmi che lo facevano ruotare su se stesso come una trottola; nel secondo fu sommerso da una pioggia di scintille di fuoco; e nel terzo venne aggredito da un uomo me gli volle per forza recitare una poesia intitolata Est et non. Cosa, poi, volessero dire questi sogni non si e’ mai saputo. Lui, comunque, li interpreto’ come un messaggio divino affinche’ si rendesse conto del vero significato della vita. Si reco’ allora al Santuario della Madonna di Loreto, deciso a non lasciare quel sacro luogo finche’ non avesse scoperto qualcosa in cui credere. Ovviamente non ci riusi’ e allora abbandono’ ogni interesse per le materie cosiddette astratte, ovvero la religione, la magia e l'astrologia, e mise al primo posto dei suoi interessi la matematica.

Cosi’ facendo, anzi cosi’ ragionando, mori’ nel febbraio del 1650. Nel settembre del 1649 era stato invitato dalla regina Cristina di Svezia per una serie di lezioni filosofiche da tenere a corte. Purtroppo, pero’, la regina pretendeva che le lezioni si tenessero alle cinque del mattino e queste uscite all'alba gli furono fatali. Non essendo abituato al clima nordico, si prese una polmonite che gli fu fatale.

Le opere

Cartesio scrisse moltissimo. Fra le tante opere che ci ha lasciato ricordiamo le Regole per dirigere l'ingegno, Le passioni dell'anima (1649), le Meditaziani sulla filosofia prima (1641) e Principi della filosofia (1644). II saggio, pero’, che piu’ gli diede dei grattacapi fu il Mondo (la prima parte di un trattato di fisica e antropologia), dove sposava in pieno le tesi di Copernico, quelle che ipotizzavano il Sole al centro dell'Universo. Ebbene, a quei tempi bastava un'allusione a una nascita di Gesu’ un filino decentrata per finire sotto processo. La Santa Inquisizione non perdonava e, dopo quello che era successo a Galileo, non era proprio il caso di scherzare. Cartesio, allora, decise di non dare alle stampe il Mondo e di pubblicarne solo alcune parti, quelle dove non si affrontava il problema dell' eliocentrismo. Ne vennero fuori tre saggi, la Diottrica, le Meteore e la Geometria, piu un'introduzione intitolata Discorso sul metodo. Tutto il resto, sotto il titolo di Mondo o di Trattato sulla luce, usci’ molti anni dopo, nel 1664, quando lui era gia’ morto e sepolto.

Il Discorso suI metodo

Il Discorso e’ diviso in sei parti: nella prima si parla della Scienza, nella seconda delle Regole indispensabili per ragionare, nella terza della Morale, nella quarta di Dio, nella quinta de1la Fisica e ne1l'ultima della Natura.

Il tutto comincia con un elogio del buonsenso. Ognuno di noi, dice, ne e’ provvisto quanto basta. Ma che cos'e il buonsenso? "E la facolta’ di distinguere il vero dal falso, o, perlomeno, il probabilmente vero dal probabilmente falso. L'importante e non lasciarsi prendere dall'entusiasmo." Detto in altre parole, ci consiglia di praticare il dubbio ogniqualvolta siamo costretti a esprimere un'opinione. Poi, parlando di se stesso, afferma:

Sono stato istruito nelle lettere fin da ragazzo, ma, appena terminati gli studi, ho scoperto la mia ignoranza. In compenso, col tempo, ho capito quanto fosse importante leggere e studiare. La lettura di un libro e’ una conversazione con il suo autore. Leggere equivale a viaggiare. Lo stesso dicasi della matematica, della musica, della filosofia e della poesia. Vista, pero’, la moltitudine delle materie, ho deciso d'iniziare studiando me stesso.

Dopodiché precisa: è molto utile conoscere i costumi degli altri popoli, soprattutto per confrontarli con i propri. L’importante, pero’, è non lasciarsi prendere dalle co- se già dette in passato: si rischia, infatti, di sottovalutare il presente. Infine Cartesio c’informa che da ragazzo era convinto che l’eloquenza e la poesia fossero delle qualita’innate. Laddove, diventando più adulto, si era reso conto che erano entrambe frutto dello studio.

Ed ecco, nella seconda parte del Metodo, le principali regole da rispettare. La prima è quella di non dare mai nulla per scontato; la seconda, quella di scindere ogni

problema grande in più problemi piccoli; la terza, quella di risalire dai problemi piccoli al problema grande; e la quarta, quella di controllare che non ci si sia dimenticati di nulla. Dette con altre parole, le regole sarebbero: l’Evidenza, l’Analisi, la Sintesi e la Verifica.

Nella terza parte ci dà tre consigli pratici che hanno a che fare con la morale e con la sopravvivenza. Il primo è quello di ubbidire alle leggi e ai costumi del paese in cui viviamo, e, nei casi incerti, di attenersi alle opinioni più moderate. Scegliendo la via di mezzo, precisa, anche quando si sbaglia si finisce con lo sbagliare meno. Il secon- do è quello di non cambiare rotta in caso di smarrimento. Supponiamo, dice, di esserci persi nel mezzo di un bosco.Guai ad andare un po' di qua e un po' di là. Meglio scegliere una direzione qualsiasi e mantenerla fino a quando non si esce dalla foresta. Terza e ultima massima, quella di contare più su di noi che sulla sorte. Il nostro buonsenso, osserva, ci porta a desiderare solo le cose possibili e a diffidare di quelle estremamente improbabili, tipo il SuperEnalotto, tanto per dirne una. A essere sinceri, Cartesio non dice mai SuperEnalotto ma e’ Come se lo avesse fatto.

La parte piu’ interessante del Discorso e comunque la quarta, quella sintetizzata dalla famosa affermazione "Cogito ergo sum". Il ragionamento e’ quantomai elementare. Dice in sostanza Cartesio:

Invece di credere che tutto sia vero, suppongo che tutto sia falso, e controllo se e’ rimasto in piedi qualcosa in cui credere. Di certo so solo che sto pensando. Se penso, pero’, vuol dire che esisto, e se esisto vuol dire che esiste qualcuno che mi ha messo al mondo. Dopodiche’ mi decido e chiamo "Dio" questo qualcuno che mi ha creato e "anima" la cosa che sta dentro di me e che pensa di continuo.

Nella sesta parte del libro Cartesio fa un accenno a Galilei, pur senza nominarlo mai:

Sulla Fisica e sulla Natura sono state dette cose molto importanti e anch'io, in verita’, avrei voluto dire la mia. Poi venni a sapere che persone, alle quali mi inchino, avevano disapprovato le opinioni pubblicate da un altro studioso, sulle quali io, peraltro, non trovavo nulla di pregiudizievole nei confronti della Religione e tanto basto perche’ da quel giorno decidessi di non pubblicare su questo argomento.

Le Meditazioni

Nelle Meditazioni Cartesio ritorna a parlare di Dio e dell' anima.

Questi due concetti sono senza alcun dubbio i piu importanti che si possono avere. E non e’ detto che ci si arrivi solo attraverso la Fede. A volte, potrebbe bastare anche la sola Ragione. Ecco perche’ coloro che desiderano leggere queste Meditazioni di non formarsi un giudizio preconcetto, ma di leggersi tutte le obiezioni possibili e anche tutte le risposte possibili.

Cio’ detto mi chiudero’ gli occhi e le orecchie. Distrarro’ tutti i miei sensi cancellero’ dalla memoria tutte le immagini che ho immagazzinato e cerchero’ diventare piu’ noto a me stesso.

Io sono un essere che pensa, che dubita, che nega, che conosce solo poche cose, che ne ignora molte, che odia, che vuole e che non vuole, che immagina, che ama e che sente. E che pur sapendo che tutte queste cose potrebbero anche non esistere, sa invece che esistono tutte dentro il suo cervello.

 

Conclusioni

 

Cerchiamo ora di capire che cosa ha rappresentato Cartesio per la storia del pensiero. Lui fece spostare di qualche centimetro Dio e la Fede per fare un po' di posto all’uomo e alla ragione, pur riconoscendo alla Religione tutti i meriti che le dovevano essere riconosciuti.

A proposito di Cartesio,

molti credono che le coordinate cartesiane siano una sua invenzione. Niente di piu’ inesatto: le coordinate furono inventate molti anni prima e vennero usate dagli Egizi, dagli Arabi, dai Greci e dai Romani. C'e anche chi ne attribuisce /' invenzione a Ipparco, ad Archimede o ad Apollonio Pergeo. Lui, il nostro Cartesio, non fece altro che disegnarle in un saggio intitolato per l'appunto Geometria.

Io personalmente ne ho fatto un largo uso nel mio libro Cosi’ : parlo’ Bellavista. Le adoperai per dividere gli esseri umani in due categorie: quelli amanti della Liberta’, che misi sull'asse verticale, e quelli amanti dell'Amore, che misi sull'asse orizzontale. A meta’ strada, nel quadrante limitato dai due assi, tutti gli altri.

 

Da storia della filosofia moderna di Luciano De Crescenzo