Giovanni Calvino (1509 -1564)

Giovanni Calvino era francese. Il suo vero nome era Jean Cauvin. Era nato a Noyon, dalle parti di Compiegne, al centro della Francia. Rimasto orfano di madre quando non aveva ancora compiuto sei anni, venne messo in collegio. Ne usci’ sacerdote e si trasferi’ a Parigi dove conobbe il rettore dell'universita’, l'illustre professor Guglielmo Cop, grande estimatore di Lutero. A vedere un ritratto di Calvino si nota subito una qualche somiglianza con Bin Laden. Questo, pero’, non ci deve influenzare, anche se nei confronti delle donne la pensava piu’ o meno alla stessa maniera. Si dice che fosse un giovane timido, sgobbone e bigotto. Nel giro di pochissimi anni si dimostro’ agli occhi di Cop un allievo perfetto. Abbraccio’ la teoria della predestinazione e per queste sue convinzioni ebbe anche qualche fastidio: fu arrestato due volte e due volte amnistiato. Per Calvino, Dio aveva previsto tutto fin dall'inizio, fin dai tempi di Adamo ed Eva. L'uomo, quindi, non poteva fare assolutamente nulla per cambiare la propria sorte. Ora sembra incredibile come l'idea della predestinazione abbia potuto attecchire presso popoli progrediti quali imrnagino fossero i francesi, gli svizzeri, gli inglesi e gli scozzesi. Eppure, se ci si riflette sopra un pochino, si capisce come l'appartenere a un gruppo di eletti possa essere di gran lunga piu gratificante dell'ottenere quegli stessi benefici a forza di preghiere e di buone azioni. Per i protestanti, infatti, la fede in Dio e’ anche la fede in se stessi. "Sono uno degli eletti" dice il calvinista, "e debbo assolutamente comportarmi come tale."

Qualcosa del genere, credo, accade anche ai giomi nostri con il calcio: al tifoso piace dichiararsi laziale o romanista, e questo perche’ avere in comune un ideale con tante altre persone gli aumenta la fede. E non basta: secondo la morale calvinista, il diventare ricchi, magari a spese dei poveri, non e’ una dimostrazione di egoismo, ma un segno della benevolenza divina.

A questo punto non posso fare a meno di chiedermi: vuoi vedere che anche il capitalismo e stato un'invenzione di Calvino? Confrontato, infatti, con il luteranesimo,e’ alquanto piu ottirnista nei confronti di Dio e un filino piu pessimista nei confronti dell'uomo.

La citta’ dove questo modo di credere avrebbe finito col diventare legge fu Ginevra, da Calvino definita "la citta’ di Dio". All'inizio il nostro pensatore trovo’ delle forti resistenze da parte dei politici liberali, o, per dirla con parole sue, dei "libertini"; poi, una volta preso il potere, nessuno riusci’ piu a fermarlo. Nel giro di vent' anni fece fuori quarantotto infedeli inviandoli tutti al patibolo. Tra questi anche un bravissimo medico di nome Michele Serveto. Fino all'ultimo minuto al povero disgraziato venne chiesto di dichiararsi luterano, ma lui preferi’ entrare nelle fiamme piuttosto che ammettere di credere nella predestinazione.

Sotto la "dittatura" calvinista tutti i ginevrini erano obbligati a frequentare almeno una volta al giomo la chiesa. Anche i malati erano tenuti a farlo, a eccezione, ovviamente, dei paralitici. Il gioco d'azzardo, l'ubriachezza e l'adulterio (solo quello delle donne) erano puniti con il carcere. Bisognava essere puri, diceva Calvino, anzi puritani! E per verificare che tutti ubbidissero ai suoi precetti istitui’ una specie di magistratura chiamata la "Venerabile Compagnia" . Sui dieci comandamenti, poi, scrisse un intero libro intitolato I principi della religione cristiana, dove i principi erano un pochino piu medioevali di quelli medioevali.

Su un concetto, pero’, non gli si potrebbe dare tanto torto. Esattamente suI peccato. Il peccato e peccato, e non si cancella con una semplice confessione, per poi ricominciare... Giunto a una certa eta’, Calvino decise di sposarsi. "Non e’ necessario che sia bella" disse a uno dei suoi collaboratori, "l'importante e che sia casta, economa e attenta alla mia salute." Si sposo’ con una vedova bruttina, che in compenso, pero’, era un'ottima cuoca. Un po' malandati in salute e relativamente giovani, morirono praticamente insieme.


Da Storia della Filosofia moderna di Luciano De Crescenzo